Un altro punto che unisce il Piano del Lavoro della Cgil con quello che ha in testa Fabrizio Barca è il superamento della programmazione settoriale. Finalmente: basta con il la lista dei provvedimenti verticali di settore, pensati a Roma, più a partire dalle risorse che dalle potenzialità, affidati alla spontanea iniziativa dei singoli operatori (indipendentemente dagli obbiettivi generali). Il Piano del Lavoro della Cgil si attiva per progetti territoriali. In quel territorio preciso, per trattare in maniera sostenibile i rifiuti, c'è bisogno di programmare uso e produzione di energia, bonifica delle discariche, efficienza nella raccolta differenziata, traffico urbano, formazione del cittadino e dei produttori, innovazione tecnologica e organizzativa, sistema degli orari dei servizi. Forse dovrò chiedere al settore agricolo di usare meno fertilizzanti, forse dovrò chiede all'Università di fare un nuovo corso di studi sul tema. Nel singolo progetto (rifiuti, trasporto, assetto idrogeologico, rischio sismico, bonifica siti industriali nuova edilizia, welfare integrato, ecc) dovrò utilizzare molte filiere e molti settori. Ma con un obiettivo condiviso.
Il vantaggio di questo metodo è anche che le poche risorse a disposizione diventano più mirate e selettive: a chi condivide il progetto e vi partecipa, non a tutti a prescindere.
Programmare il Paese per settori è come se uno riorganizzasse gli uffici e i dipartimenti di un Comune senza preoccuparsi del se e del cosa faranno poi insieme (per il bene comune).
Il vantaggio di questo metodo è anche che le poche risorse a disposizione diventano più mirate e selettive: a chi condivide il progetto e vi partecipa, non a tutti a prescindere.
Programmare il Paese per settori è come se uno riorganizzasse gli uffici e i dipartimenti di un Comune senza preoccuparsi del se e del cosa faranno poi insieme (per il bene comune).
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